BOSCIA : DAL CNB PARERE INOPPORTUNO, LA VITA NON VA MESSA AI VOTI! (su Agenzia Sir del 2 agosto e Avvenire del 1 agosto 2019)

Suicidio assistito: Boscia (Amci), “incompatibilità tra l’agire medico e l’uccidere”

Agenzia Sir 2 agosto 2019  

  “Una fredda elaborazione dottrinale, esposizione di pareri concettuali diversi, raccolta di opinioni dei consultori che esprimono non solo la loro personale dottrina, ma anche vissuti emozionali personali, che possono spingerli ad esprimersi a favore di una tesi o di un’altra”. Così Filippo Boscia, presidente nazionale dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci), sulle “riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito” espresse dal Comitato nazionale per la Bioetica.

A suo avviso, è “indispensabile” uscire da “possibili ambiguità etiche” o da “complesse definizioni” per “riaffermare che: la vita umana non è da mettere ai voti, non esiste un diritto a morire, non esiste il diritto di essere uccisi, lo Stato deve garantire a tutti i più alti livelli di assistenza sanitaria e il sostegno in tutte le fragilità, i medici sono chiamati a un supplemento di saggezza affinchè non vadano a proporre trattamenti quando questi non giovino”. La tesi espressa da Boscia è che “ai medici non può essere assegnato il compito di causare o provocare la morte”. “Essi hanno l’obbligo di indicare la proporzionalità delle cure, avendo un attento sguardo alla storia naturale della malattia”.

Quindi, il presidente dell’Amci ribadisce che “tutti i medici cattolici rappresentano l’assoluta incompatibilità tra l’agire medico e l’uccidere perché chi esercita la difficile arte medica non può scegliere di far morire e nemmeno di far vivere ad ogni costo, contro ogni ragionevole logica”. I medici cattolici ribadiscono, infine, l’importanza delle “cure palliative indirizzate al dolore e alle sofferenze per alleviare il dolore, mantenendo i malati terminali in un percorso esistenziale, sostanziato al massimo da rapporti umani ed affettivi”.

NB : si allega anche l'articolo di Avvenire del 1 agosto con intervista completa al Presidente Boscia

Attachments:
Download this file (avvenire 1 agosto.doc)avvenire 1 agosto.doc[ ]2001 Kb
Download this file (BOSCIA AVVENIRE SU CNB.jpg)BOSCIA AVVENIRE SU CNB.jpg[ ]280 Kb

CASO LAMBERT: COMUNICATO STAMPA ED INTERVISTA RADIO1 DEL PRESIDENTE AMCI PROF. FILIPPO BOSCIA

Il caso Lambert anche a non volere ci interpella e ci obbliga a riflettere per cercare delle risposte. La medicina in ogni suo ambito e specie in quello che concerne la Vita, ha la doverosa esigenza di  promuovere l’uomo in quanto persona, di custodirla, soprattutto di difenderla da chi la minaccia, l’aggredisce la strumentalizza e la elimina.

Nel caso Lambert si è consumata  una ulteriore aggressione alla vita sotto la spinta di un relativismo etico ormai diventato imperante.

L’AMCI desidera sottolineare la fatica della professione medica in questi delicati ambiti e desidera inserirsi con ampia testimonianza di fede  nei molti diffusi faticosi che quotidianamente si aprono ad interrogativi, perplessità, dubbi,  angosce e tentazioni.

L’AMCI dolorosamente  prende atto di questa ulteriore tremenda ambivalente sfida che stiamo vivendo  che se da un lato porta uno sviluppo tecnico scientifico sui problemi della difesa della vita dall’altro mostra atteggiamenti chiaramente aggressivi contro l’uomo e contro il vero bene.

L’AMCI condanna questi modelli culturali inaccettabili perché riducono la vita umana alla  sua sola realtà biofisiologica facendo prevalere una  concezione materialistica e  consumistica promossa dalla tanto ambita qualità di vita.

L’AMCI ribadisce che il medico è custode e servitore della vita umana sempre,   e tale deve rimanere nella sua missione anche laddove il pluralismo culturale faccia emergere l’esistenza di più visioni del mondo, di più stili di vita, sempre orientati al relativismo culturale.

L’AMCI si inchina comunque  in nome della Croce di Gesù ad ogni sofferenza e malattia che crea fragilità e disorientamento e invoca il dono per tutti i medici  di guardare alla malattia, alla sofferenza e al dolore tenendo sempre presente  le grandi lezioni di fede di fiducia e di speranza che umanamente desideriamo trasmettere ai  pazienti prendendoci fino in fondo cura di loro.

                                                                                                           Filippo  Maria Boscia

Roma 11 luglio 2019

 

Link all'intervista su RADIO1 al nostro presidente Filippo Maria Boscia (dal minuto 11.00)

https://www.raiplayradio.it/audio/2019/07/TRA-POCO-IN-EDICOLA-4a2f7f32-ccca-41e4-ac2a-eb5877254d89.html

 

 

COMUNICATO AMCI: NOA POTHOVEN E LA SCONFITTA DELLA NOSTRA SOCIETA'

L’Associazione Medici Cattolici Italiana è dolorosamente accanto al mondo della fragilità e denuncia la mancata prevenzione e la mancata messa in atto di interventi appropriati, in sostegno e in aiuto ai più deboli. Ogni Stato è titolare di una funzione principale, deputata ad aiutare gli individui e ad alleviare le loro intime sofferenze con ogni mezzo  a disposizione. Uno Stato che si rispetti deve obbligatoriamente aiutare quegli individui che vogliono morire a scegliere di vivere.

La storia di Noa Pothoven e il suo epilogo interpellano il mondo intero! E’ una storia, quella di Noa, che richiama  vergogna su tutti coloro che avrebbero dovuto opporsi ed imporsi e non l’hanno fatto. Siamo sicuramente di fronte ad un caso di suicidio assistito, del quale l’ingrediente di base è il dolore mentale insopportabile, determinato dalla vergogna, dalla colpa, dalla rabbia, dalla solitudine e dalla disperazione.

Siamo di fronte ad una vera e propria sconfitta di una società, continuamente in cerca di orientamento, incapace di dare senso alla solitudine, alla rabbia e ai sensi di colpa. Sì questa è la storia del male di vivere, fatto di solitudine e di emarginazione, cui è mancato in modo assoluto quell’ingrediente di amore che nelle più controverse condizioni psichiatriche può rappresentare l’unica terapia salvavita.

  • Sconfitta è la medicina incapace di dare sostegno a quell’insopportabile dolore psicologico, determinato da bisogni  frustati e negati e per i quali l’unica via di uscita è stata la morte,  peraltro annunciata. La sconfitta della medicina è ancora più cogente perché sempre più si  parla di relazione, sempre più ci si riempie la bocca nel proclamare che va promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra medico e paziente e che il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura, e sempre più ci si trova sguarniti di fronte a queste tragedie. E’ una certezza che l’alleanza terapeutica qui non abbia per nulla funzionato. Non hanno funzionato nemmeno le tecniche concomitanti perché è la medicina che si è stancata nella società attuale di sostenere le esistenze avare e faticose e che si limita con enfasi ad assistere al suicidio, codificando la sua presenza in quel contesto come forma di assistenza, divenuta vergognosa testimonianza di una incapacità a gestire situazioni borderline.  E’ quella  stessa medicina che si lamenta della carenza normativa rispetto alle condizioni di fine vita ma che non si è fatta carico di tutte quelle competenze emotive, pregiudizievoli all’atto di fine vita.

  • Sconfitta poi è la scienza che parla e sproloquia ma mai incorpora nella sua ricerca interventi appropriati per prevenire l’esplosione di queste umane fragilità e di queste umane esistenze che si frammentano in schegge impossibili da mettere a posto.

  • Sconfitti siamo tutti noi che proclamando adattamenti passivi inutili abbiamo zittito le nostre coscienze.

  • Sconfitto è tutto il mondo perché in questa storia che sintetizza il male di vivere, fatto di solitudine e di emarginazione è mancato in modo assoluto quell’ingrediente di amore che nelle più controverse condizioni psichiatriche può rappresentare l’unica terapia salvavita.

  • Sconfitte sono tutte le realtà umane e laiche che mostrano la loro incapacità ad agire nelle situazioni di fragilità, di dolore e di depressione per porre conforto e conseguentemente elaborare percorsi di sostegno.

    Siamo davvero in una società in declino nella quale anziché produrre sollievo alle sofferenze siamo capaci solo di aiutare a gestire la fine della propria vita.

    Quella decisione, che molti affermano essere stata presa in libertà, in autonomia, in autodeterminazione era una urgente, grave richiesta di aiuto, proclamata ad alta voce e per nulla esaudita… e in mancanza di aiuto si è trasformata in una pianificazione anticipata della morte.

    La vergogna per la nostra società è che parliamo di preferenze del paziente, come se stessimo ordinando un pranzo, per poi assistere inermi quando proprio a noi tocca di occuparci di quelle problematiche cogenti che coinvolgono la persona umana e tutti gli attori che assistono al dramma di chi muore per un dolore silenzioso.

    La medicina fa statistica, descrive le caratteristiche di questi soggetti, si orienta ad individuare le fasce di età più a rischio e tante altre cose insieme, ma è incapace di stendere un mantello di protezione che dovrebbe rappresentare  importante sinergia in ogni risposta aiutante. La realtà è che si è spezzata vergognosamente ogni dimensione etica nel rapporto di cura. Si è spezzata la circolarità e la consapevolezza di quella realtà arricchente che è la realtà tecnico-medico-psico-sociale orientata al bene reciproco. E’ spezzata la spiritualità che non si identifica più in un’appartenenza religiosa, ma che è mediata dalla cultura e si risolve in un rapporto personale profondo, non più intimamente connesso a relazioni di speranza.

    Annientati sono i sentimenti, le motivazioni, le aspettative, i ruoli, forse diventati tutti meccanismi di compromesso, di razionalizzazione e di negazione del problema. La evoluta Europa indossa a partire da oggi una maschera nera e bieca,  predisponendosi ad un vergognoso esodo da quel dolore che strappa l’animo,  infrange la vita, proclamando a gran voce di aver appositamente addestrato i medici a fornire prestazioni nei suicidi assistiti.

    L’AMCI alza la voce per comunicare al mondo intero che questi pazienti sono uccisi da società economicamente opulenti, assolutamente incapaci e indisponibili a prendersi cura dei più fragili!

     

    5.6.2019

                                          Prof. Filippo M. Boscia

                                     Presidente Nazionale AMCI

     

     

SPECIALE SUL SUICIDIO ASSISTITO: I RECENTI ARTICOLI DI BOSCIA E ANELLI - LA PETIZIONE UFFICIALE (da firmare!), GLI INTERVENTI DI MENICHELLI, BOSCIA, BATTIMELLI E OJETTI

Abbiamo il piacere di pubblicare, in allegato, anche due recenti articoli a firma del nostro Presidente  Filippo Boscia: "Diciamo di no all'eutanasia: per i malati terminali servono cure!" e del Presidente Fnomceo dott. Filippo Anelli: "Fine Vita: il medico non potrà mai dare la morte!"

Rappresentano infatti un contributo fondamentale all'acceso dibattito in corso, dopo la sconcertante sentenza della Corte Costituzionale in tema di suicidio assistito.


 LA PETIZIONE


Pubblichiamo qui sotto il testo della PETIZIONE inviata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai presidenti di Camera e Senato a firma dell'AMCI nella persona del Presidente Nazionale Filippo Boscia e di diverse associazioni cattoliche a seguito delle ben note decisioni della Corte Costituzionale in materia di suicidio assistito . 

CHIEDIAMO A TUTTI DI FIRMARE QUESTA PETIZIONE AL LINK: www.provitaefamiglia.it/petizione

Desideriamo poi anche informarvi che per disposizione del presidente Filippo Boscia il dr. Giuseppe Battimelli parteciperà per  l’AMCI domani pomeriggio dalle ore 15.15 alle 16.00 su TV 2000 (canale 28 satellitare) alla trasmissione in diretta “SIANO NOI”  che ha per argomento la sentenza della Consulta sul suicidio assistito. Sarà presente in studio anche mons. Stefano Russo, segretario generale della CEI.

 

Alleghiamo infine un articolo di Stefano Ojetti sullo stesso argomento, pubblicato da Avvenire


   
La Corte costituzionale, il 25 settembre, ha deciso di depenalizzare il suicidio assistito - in alcuni casi - invitando il parlamento a legiferare sul fine vita, creando così - secondo i firmatari della presente - un vulnus etico nella tutela del diritto alla vita nel nostro ordinamento. Ormai, secondo le condizioni stabilite dalla Corte, alcune vite sono meno degne di altre e non vale più in modo assoluto il fondamentale principio della salvaguardia della vita.

Se il parlamento dovesse seguire questa linea di pensiero (come fanno presagire alcuni disegni di legge già presentati), l'Italia non tarderebbe a divenire come quei pochissimi paesi che hanno legalizzato da anni il suicidio assistito o l'eutanasia, nei quali - come in Olanda - si sopprimono anche i bambini, le persone affette da demenza o da altre patologie psichiatriche, e dove in cui le richieste di eutanasia aumentano in modo esponenziale.

In effetti, una volta negata l'indisponibilità della vita, i "paletti" che circoscrivono i casi in cui si può chiedere l'eutanasia o il suicidio assistito sembrano arbitrari, e la condizione fondamentale, cioè quella di una "sofferenza ritenuta intollerabile", è talmente soggettiva da poter essere estesa ai casi più disparati. Il rischio del piano inclinato è troppo reale e la tentazione per lo Stato di risparmiare sulle cure è consistente.

Il Presidente del Consiglio, parlando al Senato (il 10/09/19), ha giustamente affermato: «Posso solo raccomandare che sarebbe opportuno incentivare il ricorso alle cure palliative, le misure per alleviare la sofferenza dei malati inguaribili e rafforzare la formazione bioetica degli operatori sanitari». Ha aggiunto: «Il diritto alla vita è fondamentale presidio giuridico di tutela per ogni essere umano, è quel diritto da cui si irradiano tutti gli altri». Seguire con coerenza questi principi implica riconoscere che la vita di ogni essere umano è intoccabile, e che nemmeno il Parlamento può decidere quali vite si possono sopprimere e quali no. Auspichiamo quindi uno Stato che investa sulle cure palliative, in modo da eliminare la sofferenza e non il sofferente, uno Stato in cui i medici siano formati per sostenere la vita e non per sopprimerla.

Chiediamo pertanto di tutelare la vita e di fare tutto ciò che è in vostro potere per evitare che il Parlamento possa legiferare su eutanasia e suicidio assistito, aggravando quella breccia già aperta dalla Consulta. 

Bari, 9 maggio : Importante Convegno sui Percorsi di Guarigione tra fede e scienza ed un'interessante Mostra di Arte Sacra, organizzati da AMCI e Università di Bari

A BARI SI E' TENUTO UN IMPORTANTE CONVEGNO SU

I PERCORSI DI GUARIGIONE TRA FEDE E RAGIONE

ORGANIZATO DA AMCI E UNIVERSITA' DI BARI

CON LA PARTECIPAZIONE DEL PRESIDENTE FILIPPO BOSCIA E DEL VICE PRESIDENTE FRANCO BALZARETTI

 E CHE HA AVUTO UN GRANDE SUCCESSO

N.B. : SI ALLEGANO ALCUNE FOTO DEL CONVEGNO E  MOSTRA DI ARTE SACRA ED I LINK CON I SERVIZI DI

- TELENORBA : http://www.norbaonline.it/ondemand-dettaglio.php?i=70455&fbclid=IwAR0aFjEsHJs3KRz3xpbMvSPqLcJDPTGahW7ZBQTrWgnzQentRBAo2JsoEPw

- TELE DEHON : https://www.youtube.com/watch?v=DugGTV5cWNk&fbclid=IwAR0gJ_9jySrg4AckTgh2r0p11obx4HwDf0iItDnFSlX6ztlABw4-CIxoAeo

 


 PROGRAMMA 

Saluti

Antonio Felice Uricchio, Magnifico Rettore Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

 Antonio Decaro, Sindaco della Città Metropolitana di Bari

Filippo Silvestri, coordinatore del CdL in Scienze della Comunicazione

 

Introduzione

Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani

 

FIDES ET RATIO:

per il riconoscimento scientifico delle guarigioni di Lourdes

Franco Balzaretti, membro titolare CMIL (Comitato Medico Internazionale di Lourdes)

 

Miracoli e miracoloso fra Antichità e Medioevo

Giovanni Antonio Nigro, docente di letteratura cristiana antica

presso l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro

 

Testimonianza

Don Mimmo Minafra, Cappellano Grotta di Lourdes

 

9 maggio 2019 - ore 15:45

Aula Don Tonino Bello - Palazzo Chiaia-Napolitano via Crisanzio 42 – Bari


  

Fede e cultura nelle opere di Alessandra Favini

 

Lunedì 6 maggio si terrà l'inaugurazione della mostra "Fede e cultura nelle opere di Alessandra Favini", aperta fino all'11 al Centro Polifunzionale studenti (aula 2) dell'Università di Bari in Piazza Cesare Battisti.

L'inaugurazione, prevista alle 16.30 di lunedì 6 maggio
 
e presentata dal prof. Giorgio Otranto,
 
con saluti di
  • Antonio De Caro, Sindaco di Bari;
  • Antonio Felice Uricchio, Rettore dell'Università di Bari Aldo Moro;
  • Paolo Ponzio, Direttore del DISUM della medesima Università
  • Sindaco del Comune di Monte Sant'Angelo
 Introdurrà il Presidente dell'Associazione Medici Cattolici Filippo Maria Boscia
 
La mostra rimarrà aperta dal 6 all'11 maggio 2019. Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 20, il sabato dalle 9 alle 18.

La mostra rientra nella seconda edizione del festival Michael di Monte Sant'Angelo (FG)