SIR (22 agosto 2019): Responsabilità medici. Boscia (Amci): “Attenzione a un conflitto che può mettere a rischio la sanità nel suo insieme”

 

Alla assoluta speranza nell’onnipotenza della medicina spesso si contrappone la sfiducia nei confronti dei medici.

Un conflitto tra l'effettiva opera dei sanitari e l'inevitabile attesa dei pazienti, che per il presidente dell’Amci, l'Associazione medici cattolici, può compromettere l’equilibrato sviluppo e l’operatività della sanità nel suo insieme. “Urgente ripristinare l’alleanza medico-paziente”

 

  - - - 

 

Sono in arrivo i decreti attuativi della legge 24/2017, “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, che stabilisce regole in materia di prevenzione degli errori e di gestione del rischio. Il provvedimento impone ad ogni ospedale e ad ogni “esercente la professione sanitaria” di stipulare una polizza professionale.

I decreti attuativi regolamentano i requisiti minimi di queste polizze (obbligatorie per ospedali pubblici e privati, e professionisti sanitari), i criteri per l’autoassicurazione, e l’attivazione nel bilancio di ospedali e cliniche di fondi certificati a garanzia dei risarcimenti e della solvibilità. Fissati, tra l’altro, i massimali di risarcimento che si attestano sui 4 milioni di euro per sinistro e sui 12 milioni di aggregato annuo per compagnia assicurativa per i danni più gravi, come quelli da parto.

Intervistato dal Sir, Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’ Amci (Associazione medici cattolici italiani) e ginecologo e ostetrico di lungo corso, fa notare che nel provvedimento si parla di “contratti”; termine che rispecchia il passaggio, in relazione alla responsabilità del medico, “dalla fiducia al contratto”. Boscia rammenta di avere accolto due anni fa la legge con un certo favore pur evidenziandone le ambiguità perché più che una norma, ribadisce, occorre “una nuova alleanza medico-paziente”.

Senza entrare nel merito dei decreti, il presidente dell’Amci spiega che la medicina “partiva dal concepire l’incontro tra paziente e medico come l’incontro tra una fiducia e una coscienza; parlare di rapporto tra medico e cittadino-utente già cambia il quadro”. Gli aspetti semantici non sono insomma privi di significato: “da luoghi di accoglienza, con l’aziendalizzazione gli ospedali diventano stabilimenti di cura”.

Un rapporto ambivalente “condizionato da una società che si aspetta di ricevere il miracolo della salute, per cui le delusioni derivanti dagli eventuali insuccessi del trattamento medico accendono un sentimento di riprovazione e questi insuccessi vengono considerati danni attribuibili a cause iatrogene, mentre sono effetti collaterali previsti”.

Boscia rileva anche che se “l’informazione di massa ha coniato il termine non condivisibile di malasanità o malpratcice”, nessuno chiarisce che molte malattie non sono suscettibili di una diagnosi compiuta, e che molti trattamenti, di per sé necessari e opportuni, sono gravati da una rischiosità reale e prevedibile”.

“Se non si ripristina l’alleanza tra medico e paziente il malato potrà venire abbandonato per difesa” mentre questa conflittualità “continuerà a generare uno stato d’animo confuso all’interno del quale il cittadino comune non riuscirà a distinguere tra condizioni che lasciano una speranza di guarigione e di benessere” e “casi ad andamento non benigno”. Se a questo si aggiunge “l’allungo di una giustizia che talvolta travalica per sintonizzarsi con l’aspettativa del risarcimento del danno in una società in cui il denaro ha assunto un ruolo progressivamente dominante rispetto ad altri valori”, il rischio è che “in questo clima di diffusa sfiducia nei medici e di diffusa speranza nell’onnipotenza della medicina, la medicina stessa si ammali”.

Sull’assicurazione obbligatoria per ospedali e professionisti, Boscia parte dalla propria esperienza spiegando che quando un medico laureato e specializzato deve essere assunto, “gli viene imposta un’assicurazione che per ostetricia viene a costare 14 mila euro l’anno; importo non sostenibile per chi percepisce uno stipendio che arriva al massimo a 2.200 euro”.

“È ingiusto imporre al medico un’assicurazione obbligatoria che deve invece essere in capo alla struttura, all’organizzazione generale che all’atto dell’assunzione dovrà selezionare i medici non in base a criteri di tipo politico- raccomandatorio, ma sulla scorta della loro competenza”.

Ed ecco l’inquietante fotografia scattata dal presidente dell’Amci:

“In Italia, secondo gli ultimi dati, ci sono in piedi 35 mila cause. Solo in piccolissima parte viene accertata la colpa effettiva dei medici ma il fenomeno fa sì che essi, per tutelarsi dal rischio di denuncia prescrivano farmaci, esami, procedure e ricoveri inutili ma estremamente costosi per il Ssn. I pazienti rimangono ostaggio di liste d’attesa sempre più lunghe mentre medici e istituti sanitari pagano premi assicurativi sempre più alti e studi legali esteri con spregiudicatezza inseguono i cittadini allettandoli con il gratuito patrocinio”.

Ad una domanda sull’imperizia di alcuni sanitari Boscia replica che per abbattere le liste d’attesa “alcune Asl hanno imposto una sorta di ‘tempario’: 15 minuti per un’ecografia; 7 minuti per un elettrocardiogramma. In queste condizioni, come si può non prevedere il rischio di omissione?”. Quando poi si eccede nelle procedure diagnostiche e vengono prescritte “tutte le indagini teoricamente eseguibili, esse non portano ad una chiarificazione ma ad un ampliamento della responsabilità. Sette consulenze su un paziente allargano la responsabilità ad altrettanti medici”.

Questa legge, conclude, “potrebbe essere la salvezza del rapporto medico paziente se lo Stato si accollasse gli oneri di un eventuale contenzioso, ovviamente riversandolo poi sui professionisti che effettivamente non avessero svolto con scrupolo la propria attività. Non è possibile che chiunque e per qualsiasi cosa aggredisca una medicina solidaristica e universalistica come la nostra. Anziché difenderla, abbiamo imboccato un corridoio cieco che esaspererà sempre più la situazione” perché “medici, pazienti, famiglie e compagnie assicurative sono stretti nella morsa insidiosa di un conflitto che rischia di compromettere l’equilibrato sviluppo e l’operatività della sanità nel suo insieme”.

 

 

SIR, 22 agosto 2019                                                                                         Giovanna Pasqualin Traversa

 

 

 

 

Attachments:
Download this file (Responsabilità dei medici.pdf)Responsabilità dei medici.pdf[ ]499 Kb

BASSETTI AL CONVEGNO CEI SU EUTANASIA E SUICIDIO ASSISTITO (2)

Carissimi

riteniamo doveroso pubblicare, in allegato, il testo completo della bellissima relazione del Cardinale Gualtiero Bassetti sul tema di fine-vita ed  EUTANASIA, che ha tenuto nel corso del Convegno della CEI, che si è svolto a Roma lo scorso 11 settembre  e che è stata già pubblicata su Avvenire.

Siamo lieti di segnalare che Il Convegno è stato arricchito dalla partecipazione attiva dell'AMCI con la presenza del Presidente Nazionale  prof. Filippo Maria Boscia e del Presidente del Forum delle Associazioni Sanitarie prof. Aldo Bova.

Si allegano inoltre anche alcune foto del convegno.

LA RECENSIONE DI FILIPPO BOSCIA SU: LA FERITA CHE CURA. Dolore e sua possibile collaterale bellezza! - di Antonia Chiara Scardicchio ed edito da Anima Mundi

 

 

RECENSIONE A CURA DI FILIPPO BOSCIA

 

Il titolo è un ossimoro,  figura retorica consistente nell'accostare, nella medesima locuzione, parole che esprimono concetti contrari.

Io desidero azzardare una personalissima interpretazione incentrata sull’amore nel senso più ampio del termine, un amore con tante sfaccettature sospeso, tra l’apparente e il segreto, dove la forza dei sentimenti, mirabilmente si intreccia a comporre un affresco che ci svela tanti segreti e ci orienta a ripensare il dolore e a guardarlo come iniziazione di un più profondo respiro vitale.

Il titolo, ma anche i contenuti, non mancano di orientarci ad interrogarci sulla nostra intera esistenza, spesso vissuta nel silenzio e in tutta solitudine, ma con lo sguardo del cuore e degli occhi alla fede.

Riflettendo sulla possibilità che la ferita si trasformi in feritoia di luce, si riaccende quel percorso teologico e antropologico, capace di riaprire nell’anima la speranza di un nuovo mattino e di lunghi giorni senza dolore  e senza la disillusa solitudine del presente.

Raggi di speranza e di fede possono penetrare nella ferita e in tutti i segreti determinanti, sprigionando il senso più atteso della guarigione.

 

Filippo M. Boscia

 


 

 

L’autrice, impegnata da anni nei temi della formazione e dell’educazione, si pone in un dialogo appassionato con le voci più autorevoli della ricerca pedagogica, della psicologia analitica, dell’arte, della letteratura e della tradizione religiosa, chiedendosi se sia possibile ripensare il dolore come iniziazione a un più profondo respiro vitale. 


Il dolore è un'esperienza che ci accomuna tutti quanti, con atteggiamenti spesso simili, spesso diversi. Ciò che varia, infatti, è l'approccio con cui ognuno di noi vi si accosta. 

L’autrice, impegnata da anni nei temi della formazione e dell’educazione, si pone in un dialogo appassionato con le voci più autorevoli della ricerca pedagogica, della psicologia analitica, dell’arte, della letteratura e della tradizione religiosa, chiedendosi se sia possibile ripensare il dolore come iniziazione a un più profondo respiro vitale.

 

Scheda Tecnica

 

Editore

Anima Mundi Edizioni

Data pubblicazione

Settembre 2018

Formato

Libro - Pag 89 - 11.5 x 16.5 cm

Nuova Ristampa

Febbraio 2019

ISBN

8897132537

EAN

9788897132530

Lo trovi in

Libri: #Alla scoperta dell'anima

MCR-NR

166926

SPECIALE SU EUTANASIA : Comunicato delle Associazioni Cattoliche (ed AMCI) e articoli del card. Bassetti, di Battimelli di Aramini

Roma, 10 luglio 2019 

E’ stato presentato oggi 10 luglio un documento ufficiale delle associazioni cattoliche - e sottoscritto quindi anche dal nostro Presidente Nazionale Filippo Boscia  - per una legge che dica no all'eutanasia. Ed è un forte richiamo al Parlamento, perché legiferi tenendo presente che "ciascuna vita individuale è un bene in se stessa" .Un no senza sfumature all’eutanasia, la richiesta di cure palliative come diritto effettivo di tutti i cittadini, la ferma opposizione alla logica dello scarto che minaccia le persone meno efficienti, l’appoggio ai professionisti della salute che hanno espresso ferma contrarietà al procurare la morte dei loro pazienti. E il conseguente auspicio che la nuova legge in gestazione alla Camera rifletta queste priorità.

Alla vigilia del convegno di giovedì 11 luglio a Roma sulle scelte di fine vita, organizzato da più di 30 sigle, prendono posizione in modo esplicito sei associazioni cattoliche, più direttamente coinvolte nella promozione della vita umana: Scienza & Vita, Forum delle Associazioni familiari, Movimento per la Vita, Associazione Medici Cattolici Italiani, Forum delle Associazioni socio-sanitarie, Psicologi e psichiatri cattolici

E, in modo particolare, le associazioni sintetizzano in 9 punti la loro posizione su eutanasia, suicidio assistito, cure e scelte nell’ultimo tratto della vita.

Lo fanno «in vista dell’imminente decisione della Corte Costituzionale sul tema del fine vita» chiedendo che «il Parlamento, consapevole delle proprie responsabilità istituzionali, eserciti pienamente e tempestivamente la propria funzione legislativa in materia».

Lo fanno a partire dal «convincimento» del «profondo rispetto di ciascun essere umano, soprattutto se debole e vulnerabile» sottolineando che «ciascuna vita umana individuale è un bene in se stessa, al di là delle circostanze che di fatto segnano la sua parabola esistenziale» e ricordando che «la peculiare dignità umana che contraddistingue ogni singola persona, dal primo istante della sua esistenza fino alla morte, accomuna la famiglia umana e ci rende tutti uguali in valore».


Testo integrale del documento

1. In vista dell'imminente decisione della Corte Costituzionale sul tema del fine vita, chiediamo che il Parlamento, consapevole delle proprie responsabilità istituzionali, eserciti pienamente e tempestivamente la propria funzione legislativa in materia. Dal canto nostro, desideriamo riaffermare brevemente il nostro convincimento, in nome del quale ci sentiamo spronati a dare il nostro fattivo contributo nella società attuale, per la costruzione di una rinnovata convivenza civile improntata sul profondo rispetto di ciascun essere umano, soprattutto se debole e vulnerabile.

2. Riconosciamo che ciascuna vita umana individuale è un bene in se stessa, al di là delle circostanze che di fatto segnano la sua parabola esistenziale; la peculiare dignità umana che contraddistingue ogni singola persona, dal primo istante della sua esistenza fino alla morte, accomuna la famiglia umana e ci rende tutti uguali in valore. Riconosciamo, di conseguenza, che per ogni essere umano sussiste il dovere morale di prendersi cura della vita e salute propria e altrui, in un clima di solidale reciprocità.

3. Abbiamo piena consapevolezza del fatto che, talora, malattia e sofferenza irrompono in modo inarrestabile nel nostro cammino, "ferendo" in profondità la nostra storia personale e ponendo sulle nostre spalle pesi estremamente gravosi. Siamo convinti che, specialmente in tali circostanze, la persona che sperimenta "vulnerabilità" abbia diritto a non rimanere sola col proprio carico umano, ma debba ricevere dalla comunità (nella misura delle responsabilità proprie di ciascun ruolo) ogni aiuto necessario per curare la malattia e lenire la sofferenza, in nome del legame di solidarietà e comunanza coessenziale al nostro stesso "essere umani".

4. Consideriamo che, pur giovandosi di un continuo ed auspicabile progresso, la medicina attuale applicata ai casi clinici concreti talora mostri dei limiti insuperabili in ordine alla guarigione; in tali casi, con convinzione piena, riteniamo doveroso per il medico astenersi dall'insistenza in trattamenti che, di fatto, si dimostrassero clinicamente inefficaci o sproporzionati.

5. In particolare, desideriamo richiamare e rilanciare l'urgente esigenza di aumentare sforzi e risorse per una maggiore implementazione delle cure palliative, in grado di assicurarne l'effettiva fruibilità su tutto il territorio nazionale per le persone che ne hanno necessità, come del resto sancito dalla legge 38/2010. La malattia, il dolore e la sofferenza, nella loro cruda e gravosa realtà, esigono una risposta autenticamente "umana", costruita sull'amore

6. Con altrettanta convinzione, nella nostra società spesso connotata da forme di utilitarismo ed efficientismo, rifiutiamo senza tentennamenti ogni "logica di scarto" tendente a considerare le persone insolubilmente segnate dalla malattia o da altre vulnerabilità (età avanzata, disabilità, patologie psichiatriche, ecc…) come una sorta di "peso infruttuoso" per la comunità, tanto da ritenere opportuno ridurre (o addirittura annullare) risorse ed ausilii a loro vantaggio, a prescindere dai loro effettivi bisogni.

7. Alla luce di ciò, desideriamo infine esprimere congiuntamente il nostro più fermo rifiuto di ogni atto di eutanasia, in tutte le sue forme e modalità, ovvero di ogni scelta intenzionale e diretta finalizzata ad anticipare la morte allo scopo di interrompere ogni sofferenza. Siamo infatti convinti che la malattia, il dolore e la sofferenza, nella loro cruda e gravosa realtà, esigano una risposta autenticamente "umana", costruita sull'amore, sulla condivisione e sul servizio, oltre che sull'ausilio della migliore medicina; mai esse meritano di ricevere come risposta la sbrigativa e fuorviante violenza dell'eutanasia, umanamente falsa, lesiva dell'integrità della vita e offensiva della dignità umana

8. Guardiamo con estremo favore alla recente presa di posizione pubblica da parte delle Federazioni degli Ordini dei medici e degli Infermieri, che considerano il proprio coinvolgimento in eventuali pratiche eutanasiche in piena ed inaccettabile contraddizione con le finalità e i valori originari dell'arte medica, espressi e confermati nei vigenti codici deontologici di categoria.Guardiamo con uguale favore ad altre iniziative e prese di posizione che condividano la nostra prospettiva valoriale.

9. Auspichiamo pertanto che una simile violazione della vita umana, quale è l'eutanasia, non debba mai trovare avallo e giustificazione nell'ordinamento giuridico del nostro Paese. A tale proposito, fin da ora invitiamo le persone che fossero interessate all'evento del prossimo 11 settembre, a Roma, per una giornata di riflessione e approfondimento di queste tematiche (maggiori dettagli verranno diffusi quanto prima).

 

 

FIRME

 

Associazione Scienza & Vita

 

Forum delle Associazioni Familiari

 

Movimento per la vita

 

Associazione Medici Cattolici Italiani

 

Forum Associazioni Socio-Sanitarie

 

Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici


 

SI ALLEGA ANCHE UN INTERESSANTE ARTICOLO SULL'ARGOMENTO DELL'EUTANASIA  A CURA DEL NOSTRO VICE PRESIDENTE  G.  BATTIMELLI E PUBBLICATO SU CIVITAS HIPPOCRATICA